Rifiuti abbandonati, piaga infinita

Allarmante il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti domestici e allarmati i sindaci dell’Est Veronese, per un male purtroppo comune a tanti paesi. Tant’è che in una chat di scambio di opinioni tra primi cittadini, hanno deciso di chiedere un appuntamento al prefetto Donato Cafagna per capire quali strategie sia meglio adottare per contrastare questo malcostume. «Il fenomeno è generalizzato e come sindaci siamo purtroppo inermi», commenta Simone Santellani, primo cittadino di Tregnago, paese che comunque ha affrontato di petto la questione, «con un’isola ecologica funzionale, per la quale sono stati ampliati gli orari di apertura e i tipi di materiali da conferire (ingombranti e macerie da piccole demolizioni domestiche) perché non ci fosse almeno quella scusa per abbandonare i rifiuti dove capita». Ma il territorio è vasto e in particolare nelle zone pedemontane e montane ogni vajo, ogni bosco, ogni curva stradale che toglie visuale permette di agire impunemente. Da sempre poi il torrente Progno di Illasi è discarica. Lo facevano tutti, nella seconda metà del Novecento, quando la crescita dei consumi e il calo di una mentalità contadina votata al risparmio e al riciclo hanno portato ad abbandonare sopratutto plastica e macerie. Poi sono venute le isole ecologiche e una campagna di sensibilizzazione sul riciclo che hanno migliorato la situazione, ma non ancora raggiunto a un completo senso civico di rispetto della natura e dei beni comuni. «Ho continue segnalazioni di rifiuti abbandonati», lamenta Santellani, «e i nostri operai comunali non passa settimana che non debbano partire per raccogliere dove ci viene indicato un abbandono. Ma stiamo solo tamponando e questa non può essere la soluzione». Le strade esterne e quelle che corrono sulle sponde del torrente sono i luoghi presi di mira dagli scaricatori seriali. Si trova di tutto: dai fustini di detersivi che fungono da contenitori di altri rifiuti, giochi rotti, elettrodomestici e pneumatici, macerie da piccole demolizioni come piastrelle, mattoni, water e bidet. Ci sono residenti, che pagano regolarmente la tassa per i rifiuti che vengono raccolti sulla loro porta di casa, ma nonostante questo hanno una specie di repulsione verso la raccolta differenziata e preferiscono far da sé, abbandonando rifiuti indifferenziati ovunque. Ma ci sono anche persone avventizie, probabilmente operai stranieri impegnati in campagna nella raccolta della frutta o nelle potature, che non avendo residenze stabili e magari non sono neppure denunciati come lavoratori e perciò non usufruiscono della raccolta porta a porta e non consegnano all’isola ecologica: così si trovano mucchi di cartoni di latte o di minestre e di barattoli di legumi in scatola, avanzi di chi non ha neppure un fornello per scaldarsi un pasto. Ma ci sono anche i loro padroni che fanno perfino agricoltura biologica, e per questo ci si aspetterebbe avessero almeno la cultura base del rispetto dell’ambiente. Invece, nel bosco della Gadà, tra Campiano e Caltran, sulla dorsale fra la Val Tramigna e la Val d’Alpone, nel Comune di Cazzano, hanno abbandonato vasetti in plastica vuoti di Cryptopak 100, utilizzato nella difesa biologica contro la cocciniglia della vite e Anagyrus 230 parassitoide antagonista della cocciniglia cotonosa della vite. Gli antagonisti servono per difendere l’uva di una stagione, i loro contenitori per inquinare l’ambiente per millenni. E chi fa dello sport la bandiera della salute non è da meno: paline segnaletiche con frecce plastificate di una competizione ciclistica abbandonate sempre nel bosco della Gadà, oltre a bombolette spray per la riparazione e il gonfiaggio degli pneumatici di biciclette. «Sui social monta l’indignazione contro queste cose, ed è l’unica consolazione», ammette il sindaco Santellani, «perché credevo che con il passare degli anni sarebbe cresciuta la coscienza ecologica, ma vengo smentito. Posso solo invitare i cittadini a segnalare eventuali infrazioni, perché non è possibile che nessuno veda mai nulla. In qualche occasione, rovistando fra i rifiuti abbandonati abbiamo trovato indizi che ci hanno permesso di risalire ai responsabili, anche se poi, per ragioni di privacy, manca sempre l’evidenza per illustrare questi casi, ma vorrei dire che almeno come amministrazioni stiamo facendo la nostra parte in una battaglia che purtroppo non ci vede vincitori finché non crescerà in tutti il senso civico del rispetto per l’ambiente come bene comune».

Vittorio Zambaldo (L’Arena)

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