Grandi pulizie del Lorì, i volontari sui luoghi delle lavandare

Come le lavandare di Avesa, anche i volontari di Verona si sono messi a pulire là dove si insediavano già gli antichi Romani, nella valle del fiume Lorì. «Avesa (Aves) significa falda d’acqua. Anche il successivo sviluppo ne è stato determinato sia a livello sociale, che economico e sulla sua acqua si sono sviluppate le attività: agricole, molinatoria, laniera e delle lavandare», ricorda Antonietta Di Renzo a capo del gruppo Cittadinanza attiva Vr che ogni week end, con i suoi operatori, si disperde dentro e fuori il comune veronese, e armati di guanti, pinze, carriole, furgoncini, ma soprattutto tanta determinazione, raccattano tutto quello che non deve stare a terra, sull’erba e fra i rami.

«Attualmente il fiume non è più utilizzato per lavare la biancheria e così si è potuta sviluppare una flora e fauna che 50 anni fa non esisteva. Le lastre di pietra, dove una volta venivano lavati i panni per i nobili di Verona, si sono ricoperte di terriccio e piante; tra di esse hanno trovato riparo il Germano Reale, che non è un uccello autoctono, ma che ha trovato nella vegetazione lussureggiante la possibilità di vivere e nidificare adattandosi anche alla presenza umana. Una ventina di anni fa sono state rilasciate alcune trote salmonate, affinché potessero cibarsi di eventuali larve di zanzare e che tutt’ora si riproducono, confermandone la bontà dell’acqua del Lorì. La natura cioè quando può, si riprende i suoi spazi», continua la Di Renzo.

Aree che i volontari hanno ripulito mediando con l’ingegnere del Genio Civile, affinché venisse tagliato solo parte dell’erba presente sulle rive del fiume, le zone adiacenti la polisportiva Santini, oppure in prossimità della risorgiva. Dopo lo sfalcio del Genio Civile è intervenuta Cittadinanza Attiva VR insieme ad operatori dell’associazione degli Angeli del bello per raccogliere l’erba ed eventuali rifiuti.

«Abbiamo pulito anche le strade adiacenti, insieme a due mamme e quattro ragazze, la dodicenne Giulia si è inserita con tante idee, chiare, nel rispetto dell’ambiente. Il Lorì si snoda per la maggior parte sotto terra per affiorare solo in alcuni tratti del paese e uno di questi è via Campagnetta dove il decorso del fiume rallenta. Qui abbiamo tagliato in parte i rovi e diversa erba. Sono state asportate anche dalle piante acquatiche dal fondale, che impedivano alle trote di nuotare e al fiume di proseguire un po’ più agevolmente, ma ne abbiamo lasciate in altri punti – continua Antonietta Di Renzo – Non è semplice ma abbiamo cercato di rispettare l’habitat naturale dove crescono queste creature, ridimensionando l’esuberanza della vegetazione. Il nostro intento successivo è di collaborare con il Wwf e il Museo di Storia Naturale di Verona e le scuole, per un progetto iniziato nell’autunno del 2000 (tra Istituto Ipsia Fermi e Museo), per eseguire uno studio idrogeologico, idrobiologico, ma anche storico e antropologico per continuare a conoscere ma anche a tutelare e proteggere questo bellissimo fiume, che silenzioso scorre e percorre da secoli collegando Avesa e Verona».

Anna Perlini (L’Arena)

Link all’articolo

Rispondi

News correlate